Modifica al codice della strada: conseguenze per l’ambiente

 

La legge 156/21 di conversione del DL Infrastrutture, approvata lo scorso 4 novembre in Senato, ha modificato una serie di articoli del Codice della Strada (CdS). La nuova legge, entrata in vigore il 10 novembre 2021, ha immediatamente destato una fortissima preoccupazione tra gli addetti ai lavori.

La modifica dell’articolo 10 del CdS, che non era presente nel DdL “Infrastrutture” licenziato dalla Commissione Trasporti della Camera, ha vanificato anni di interlocuzioni ai vari livelli ministeriali, ingenti investimenti sostenuti per l’adeguamento dei mezzi di trasporto, ricerca ed innovazione tecnologica per lo sviluppo di nuovi prodotti strutturali sempre più sicuri e performanti.

Cosa comporterà?

Non solo aggravi di costi, fermi produttivi, blocco di cantieri e crisi d’impresa, ma anche danni ambientali. Questi ultimi proprio a pochi giorni di distanza dagli impegni assunti a livello internazionale con il G20 e la COP26.

Cosa è cambiato esattamente?

Fino al 9 novembre scorso è stato possibile trasportare fino a sei unità “di elementi prefabbricati compositi” con un limite di massa complessiva pari a 108 tonnellate. Adesso, invece, oltre ad aver limitato il carico massimo a 86 tonnellate, è stata introdotta la limitazione a “72 tonnellate se si tratta di complessi di veicoli a cinque assi”.

La modifica ai valori delle portate massime deriva forse dalla volontà di salvaguardare la sicurezza delle infrastrutture; tuttavia, un semplice confronto con la legge precedente è sufficiente per dimostrare l’infondatezza di questo assunto: 72 tonnellate complessive ripartite su 5 assi portano ad un carico/asse pari a 14,40 tonnellate. La versione precedente del CdS prevedeva invece 108 tonnellate su 8 assi: 108/8 = 13,50 tonnellate!

Le modifiche apportate con la Legge 156/21 implicano, quindi, un incremento del carico su singolo asse, valore che identifica le “azioni variabili da traffico” utilizzate nella progettazione dei ponti stradali, così come chiaramente indicato nel #5.1.3 delle Norme Tecniche per le Costruzioni (DM 17 gennaio 2018).

Se lo scopo delle modifiche era la sicurezza delle infrastrutture, perché aumentare il carico su singolo asse?

La vera priorità sarebbe invece quella di provvedere ad eseguire le opere di manutenzione, ordinaria e straordinaria, che consentano di ripristinare condizioni di agibilità in sicurezza delle infrastrutture stradali.

La riduzione del carico massimo complessivo avrà sicure ripercussioni sul numero di trasporti eccezionali, ovvero sul numero di viaggi, che raddoppierà o in alcuni casi triplicherà rispetto alla situazione pre-modifiche. Non si tratterà però solo di più camion, autotreni, autoarticolati (con relative scorte) in giro per le strade con conseguente aumento di traffico: più mezzi significherà sicuramente più passaggi sulle infrastrutture del paese, con aumento dei carichi dinamici, del numero delle sollecitazioni e delle vibrazioni.

L’aumento dei viaggi comporterà tempi dilatati per la realizzazione di cantieri e rallentamenti in produzione per coordinare i tempi produttivi con le consegne. Il tutto ovviamente sempre che il sistema logistico attuale sia in grado di far fronte al forte incremento di domanda, viste le note carenze di mezzi e di autisti necessari per i trasporti eccezionali.

Per non parlare dell’estrema difficoltà che già prima si incontrava nel rilascio delle autorizzazioni al transito dei trasporti eccezionali da parte delle amministrazioni, soprattutto locali, sulle strade di loro gestione; difficoltà legate proprio alla volontà di limitare i transiti di detti trasporti che, a ben vedere, proprio per la presenza della scorta tecnica e il basso limite di velocità massima imposto, risultano meno pericolosi di altri.

Questa modifica potrebbe fermare il Paese proprio alle porte dell’occasione epocale e imperdibile del PNRR,  proprio nel momento in cui si cerca di agganciare la ripresa.

Alle implicazioni sul sistema logistico e produttivo del paese vanno poi aggiunte le ricadute sull’ambiente, tra le quali:

  • più viaggi, più emissioni inquinanti;
  • più viaggi, più consumo del manto stradale;
  • più consumo di carburante, più necessità di utilizzare combustibili fossili;
  • più consumo di pneumatici, più consumo di materie prime.

Queste sono solo alcune delle motivazioni che hanno spinto Assobeton e Federacciai ad inviare una lettera aperta al presidente del Consiglio Mario Draghi, lamentando «l’impatto drammatico» delle modifiche, e sollecitando una pronta risposta dell’esecutivo in modo da «garantire l’operatività delle aziende e dei cantieri» e «la contestuale apertura di un tavolo tecnico in cui tutte le parti coinvolte possano trovare le soluzioni tecniche e operative adeguate».

Il testo completo della lettera è riportato nel seguito.

Egregio Sig. Presidente del Consiglio, Mario Draghi

il settore siderurgico e la prefabbricazione in calcestruzzo rappresentata da Assobeton, Le scrivono oggi per segnalarle la gravissima situazione che stanno vivendo a seguito delle recenti modifiche apportate alle modalità di

trasporto eccezionale.

Le nostre imprese non vogliono “lamentare” un tema, seppure importante, di incremento dei costi operativi, che peraltro vanno ad aggiungersi al fortissimo rincaro dei costi energetici e delle materie prime. E neppure un altrettanto importante tema ambientale, anche se l'incremento dei mezzi di trasporto – il doppio, in alcuni casi il triplo di quelli che si potevano utilizzare prima di queste modifiche – comporta un aumento delle emissioni, a pochi giorni dalla chiusura di un impegno internazionale per la loro riduzione. 

Le nostre imprese (e quelle di tanti altri settori) vogliono segnalarle con chiarezza che queste modifiche stanno avendo un impatto drammatico su un sistema logistico che già oggi manifesta carenza di mezzi e di autisti e che non è assolutamente in grado di far fronte al forte incremento di domanda. 

Il risultato sarà il rallentamento, in alcuni casi la fermata totale degli impianti produttivi, ma anche delle consegne di materiali alle industrie meccaniche, alle costruzioni edili e infrastrutturali, alla manifattura nel suo complesso: tra pochi giorni rischiamo di fermare tante imprese e, insieme a loro, tanti lavoratori. 

È questo quello che si vuole? Fermare il Paese in un momento in cui cerchiamo di agganciare la ripresa e abbiamo davanti l’occasione epocale e imperdibile del PNRR?

Noi pensiamo di no.

Per questo Le chiediamo un atto urgente che stabilisca una sospensione della normativa recentemente modificata, garantendo l’operatività delle aziende e dei cantieri e la contestuale apertura di un tavolo tecnico in cui tutte le parti coinvolte, Amministrazione pubblica, Confindustria, trasportatori, gestori delle infrastrutture stradali, possano trovare le soluzioni tecniche e operative adeguate.